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Il progetto didattico
Progettare l’allenamento
Progettare significa porsi delle domande, stimola alla ricerca e al confronto con altre persone, apre la strada alla circolazione delle conoscenze e al conseguente rinnovamento della propria proposta didattica. Non poca cosa se si ambisce a migliorare continuamente il proprio modo di insegnare e rendere, conseguentemente, più efficace e interessante, per i propri allievi, ogni situazione didattica.
Le precedenti asserzioni hanno l’effetto di indurre ogni allenatore a compiere scelte in termini d’obiettivi, contenuti e metodi per garantire, al meglio, la formazione dei propri atleti e ci permette di affermare, in sintesi, che progettare l’allenamento significa:
Interpretazione della mappa
La mappa proposta individua come meta finale lo sviluppo delle abilità specifiche del portiere. In essa sono rappresentate, però, in prima analisi tre aree: quella cognitiva, motoria e affettiva. Tale ragione si giustifica in quanto esse sono utilizzate da qualsiasi persona, in qualunque processo di apprendimento e nella realizzazione di qualsivoglia azione della vita quotidiana. In questo senso è possibile cogliere, anche, le interrelazioni che esistono fra di esse. In modo esplicito, per le tre aree considerate, vengono indicati gli elementi che le costituiscono e che sono utili, nello stesso tempo, allo sviluppo delle stesse. La mappa, poi, conduce alla funzione di coordinazione che rappresenta un po’ l’elemento organizzatore di tutte le capacità manifestate dalla persona ed, infine, giunge all’area propria del portiere di cui sono mostrate, qui di seguito, le capacità in essa contenute. Il fatto che questa area sia collocata a questo livello assume un significato rilevante in quanto chiarisce che essa dipende dallo sviluppo delle tre aree precedenti (di cui abbiamo già illustrato le proprietà nel CAP. 1) e dal miglioramento, in ultima analisi, della funzione di coordinazione.
Dal punto di vista teorico, lo schema proposto assume una sua validità in quanto, ogni elemento presente, trova riferimento in zone realmente esistenti a livello del sistema nervoso e dal fatto che esso pone in evidenza come ogni azione può essere compiuta grazie all’interazione delle diverse aree e al loro equilibrio funzionale. Dal punto di vista didattico, lo schema indica la possibilità di riconoscere i collegamenti fra le differenti funzioni corporee offrendo, di conseguenza, l’opportunità di individuare i percorsi di lavoro più efficaci per un migliore sviluppo delle stesse, permettendo l’organizzazione di un intervento consapevole e coerente con la singolarità d’ogni atleta.
Occupiamoci ora, della specificità dell’area tecnico-tattica.
AREA TECNICO –TATTICA
L’Area tecnico-tattica rappresenta l’ambito nel quale sono evidenziate le abilità proprie del ruolo. In quest’area è descritto ciò che deve saper fare il portiere. Essa rappresenta la risultante del miglioramento dello sviluppo delle aree cognitiva, motoria e affettiva e del, conseguente, miglioramento della funzione di coordinazione. Affermare che quest’area dipende dallo sviluppo dell’area cognitiva, motoria e affettiva chiarisce che la stessa non è allenabile a prescindere dal miglioramento di esse, salvo che l’allenamento proposto non assuma una forma addestrativa, in contrasto evidente con i principi educativi e le intenzioni didattiche espresse in questo testo. Le mappe concettuali, qui di seguito proposte, hanno la funzione di aiutare il lettore a meglio riconoscere le connessioni esistenti fra i vari elementi che interagiscono nell’organizzazione di una risposta motoria efficace. Da esse stesse, nel Cap. 5 traggono origine le tassonomie didattiche che saranno il punto di riferimento per lo sviluppo della parte operativa del testo.
Le capacità specifiche del portiere considerate nelle mappe che seguiranno
Ricezione della palla.
Uscita alta.
Uscita bassa.
Controllo del corpo in volo.
Calco della palla.
Lancio della palla.
Resistenza, forza, velocità, mobilità articolare.
Partecipazione al gioco di squadra.
... Far propri questi principi, però, non può prescindere dalla necessità di modificare l’atteggiamento didattico di chi assume il compito di allenare. A nessuno, pertanto, è più concesso improvvisare sul campo la propria proposta. Chi si occupa d’allenamento deve aver chiaro, al contrario, il percorso didattico migliore per i propri atleti e partire dal presupposto che tutto quello che s’insegna non è automaticamente appreso. Inoltre, è bene far propria l’idea che non è per niente indifferente scegliere un percorso di insegnamento piuttosto che un altro, così come è altrettanto imprescindibile individuare un metodo capace di sostenere la proposta didattica. Queste osservazioni determinano in modo irrinunciabile la necessità, per ogni allenatore, di organizzare il percorso di lavoro basandolo su presupposti che sono riconducibili ai bisogni di ogni atleta a cui è indirizzato l’allenamento.
Affermare che ogni persona è educabile significa dichiarare, infatti, nel nostro caso, che ogni portiere può acquisire nuove abilità e conoscenze stabilendo, in modo inequivocabile, la necessità del suo coinvolgimento nel progetto didattico, assecondandone le sue abilità iniziali (motorie, tecniche, cognitive e affettive) e tenendo in considerazione la sua età e le motivazioni che lo spingono a migliorarsi. Riconoscere, infine, la presenza, la funzionalità e l’interazione delle tre aree (motoria, cognitiva e affettiva), determina il bisogno di definire come e in quale misura occorre agire su ognuna di esse riconoscendo per ciascuna le singole proprietà, cosa che facciamo qui di seguito.
L’area motoria rappresenta il corpo, la parte funzionale della persona, alla quale fanno capo tutte le funzioni neuro-muscolari; essa permette la ricezione delle informazioni dal mondo esterno ed interno, determinando la possibilità, per ogni individuo, di interagire con gli altri, gli oggetti, se stesso, lo spazio e il tempo.
L’area cognitiva rappresenta il livello d’organizzazione del pensiero. La persona, infatti, per poter agire consapevolmente deve essere capace di prestare attenzione a se stessa e al mondo esterno, memorizzare le esperienze, analizzarle, associarle e rielaborare le informazioni in arrivo al corpo e dal corpo, saper riconoscere e valutare le abilità e le conoscenze acquisite. Essa è sollecitata tutte le volte che noi chiediamo ai nostri atleti di valutare la situazione di gioco e fare scelte operative (uscire o stare in porta, respingere o trattenere una palla) ma, anche ogni qual volta li induciamo a riflettere sulla propria gestualità, su un movimento specifico e sul modo migliore per compierlo, sia in allenamento, sia in partita.
L’area affettiva determina nella persona lo scaturire delle emozioni ed è di fondamentale importanza perché ogni individuo possa agire con la determinazione necessaria per instaurare le migliori relazioni con gli altri e se stesso ed avere le necessarie motivazioni ad apprendere. Essa è sempre presente in qualsiasi situazione della vita e quindi anche nel gioco e/o nell’attività sportiva e il suo equilibrato sviluppo è di fondamentale importanza per la persona. Una cattiva relazione con se stessi e/o gli altri, infatti, pregiudica l’apprendimento in quanto influisce sulla motivazione ad imparare, sulla capacità di valutare, capire e assecondare l’errore proprio ed altrui, sulla consapevolezza dei propri bisogni e quelli dei compagni di squadra.
Possiamo affermare, in sintesi, che la capacità di far interagire le tre aree determina la qualità dell’azione d’ogni persona, in considerazione del fatto che ciascun’area è ugualmente importante perché ognuna apporta specifici contributi.
Il gesto tecnico, che indubbiamente riveste una parte importante per l’esplicitazione del ruolo, diventa, secondo quest’ottica, non la ripetizione stereotipata di un movimento bensì, il frutto di un’azione intelligente dell’atleta che interpreta (aspetto cognitivo del movimento) con la propria motricità e personalità, nel modo più efficace possibile, la situazione di gioco. All’allenatore, quindi, spetta il compito di offrire ai propri atleti l’opportunità di apprendere secondo questa logica, assecondandone i bisogni e garantendo loro adeguati percorsi d’allenamento.
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